Personaggi chiave de“La rivoluzione dell’Orto Verdone ….

immagine orto

“La rivoluzione dell’Orto Verdone nel bel teatro dell’alberello Pavone”.

Tre sono i protagonisti principali dell’operetta: l’Albero-Pavone, il Lumacone, il Grillo parlante

L’Albero; che con i suoi rami è radicato sia in basso che in alto: i rami si proiettano verso il cielo, verso lo zenit, le radici penetrano la terra e cercano il nadir, creando la comunicazione tra terra e cielo; l’albero: che rappresenta l’espansione della Vita; “l’albero è la via per una presa di coscienza , quella della vita che anima l’universo”, la vita che ci viene regalata dalla Madre Terra.

Il nostro albero ha le ali di un Pavone, con grandi Occhi, occhi che guardano, dentro e fuori di sé, che prendono coscienza delle potenzialità che sono dentro ogni creatura e cercano la via , la via delle Arti, per farle emergere. Infine, il pavone, al momento giusto mostra tutta la sua bellezza e la condivide.

Il nostro Albero Pavone guida, con la sua saggezza, gli ortaggi ribelli verso l’Orto sinergico.

Il Lumacone: il nostro lumacone con la sua lentezza invita tutti a recuperare il ritmo originario, il ritmo del nostro cuore, la pulsazione che anima ogni essere vivente del nostro Universo; invita a riflettere in una “lentezza” che mette le giuste ali per volare verso la conoscenza, verso una giusta evoluzione. Il nostro Lumacone Picasso, invita a “ricordare” quello che noi siamo e quindi a “camminare” senza paura, verso la trasformazione, evitando i ritmi vorticosi che ci fanno catapultare nei precipizi con tutto “il guscio”.

Il grillo Parlante: conosciamo tutti il suo ruolo nella favola di Pinocchio: apri gli occhi, usa l’intelligenza, lascia cadere le maschere che occultano la verità, non mentire a te stesso, ritorna alle origini, alle cose semplici , ignora qualunque cosa o persona o idea o modello culturale che voglia reprimere e fuorviare il tuo istinto creativo.

ATTENTO al gatto e alla volpe!

In sintesi: la nostra operetta si rivolge a piccoli e grandi e vuole riportare il nostro sguardo e i nostri “piedi” alla Terra che ci ha generato e ci nutre, al cielo stellato sopra di noi e al cielo stellato della nostra coscienza, che vuole essere risvegliata minuto per minuto, per non dimenticare che il nostro DNA, anche se prende forme diverse, è quello del Pianeta in cui viviamo.

In conclusione: siamo quello che mangiamo e quindi proiettiamo le nostre energie a migliorare i prodotti della Terra e a rispettare il dna originale di ogni sua cellula.

  by Rita Carlacci

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